I Problemi dopo i 50 Anni

La sessualità è una componente integrante della vita di un uomo non solo nell’età giovanile ed adulta, ma anche in quella più avanzata. Bisogna rimuovere quegli ostacoli fisici o emozionali che possono impedire di esprimere la propria sessualità.

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A questo proposito l’ Unità di Andrologia offre  una serie di servizi finalizzati alla valutazione e  al trattamento dei disturbi sessuali ed endocrinologici della terza età (trattamento delle carenze ormonali che caratterizzano la cosiddetta “andropausa” e tutte le sue conseguenze).

Infine un’attenzione particolare viene data alla prevenzione e alla diagnosi delle patologie prostatiche  e delle vie urinarie. 

Giovannucci EL et al. A Prospective Study of Physical Activity and Incident and Fatal Prostate Cancer. Arch Intern Med. 2005;165:1005-1010.

Grönberg H. Prostate cancer epidemiology. The Lancet 2003; 361:859-864

molecola di testosterone

La “menopausa” dell’uomo: esiste l’andropausa?

La menopausa esiste ed anche l’andropausa ma sono fenomeni fisiologici che hanno modalità diverse nel loro modo di manifestarsi. Infatti negli uomini non abbiamo la caratteristica caduta improvvisa dell’ormone sessuale più importante…

L’esistenza di una “menopausa” al maschile è stata per molto tempo messa in discussione e non considerata un quadro clinico significativo e degno di essere valutato ed eventualmente trattato in modo razionale, come qualsiasi altro disturbo o problema di tipo medico.

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In questi ultimi decenni l’allungamento della vita media , la caduta di molte barriere di tipo moralistico contro una sessualità presente anche nella terza età ed i mutamenti nelle prospettive culturali del mondo maschile hanno aperto sicuramente nuove prospettive e hanno permesso alla fine di prendere seriamente in considerazione questi aspetti importanti e non secondari della vita di un uomo.

Nel 2000 già la popolazione sopra i 60 anni rappresentava nel mondo “ricco” , occidentale circa il 20% degli uomini.

Causa

La menopausa esiste ed anche l’andropausa ma sono fenomeni fisiologici che hanno modalità diverse nel loro modo di manifestarsi. Infatti negli uomini non abbiamo la caratteristica caduta improvvisa dell’ormone sessuale più importante , come succede invece nelle donne, ma una lenta e parziale diminuzione dei livelli di testosterone nel sangue ( a curva gaussiana) . Nell’andropausa o “menopausa maschile”, alla diminuzione del testosterone, strettamente collegato a questo evento ormonale, abbiamo generalmente un progressivo aumento della massa grassa e una conseguente riduzione della componente muscolare.

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Oltre a questi processi “morfologici” vengono spesso riferiti anche l’insorgenza di un più facile affaticamento, una diminuzione della densità ossea, un calo del desiderio sessuale, depressione , disturbi della memoria e della concentrazione,ed anche turbe del sonno.

Spesso gli uomini su questi cambiamenti, legati al tempo, sono meno informati delle donne e non riconoscono questo tipo di problematiche e quindi sono culturalmente più riluttanti a discuterne , a parlarne con un medico , a confrontarsi con altri uomini e quindi sono più soli e fragili di fronte a queste tematiche e problematiche che coinvolgono molti aspetti considerati ancora molto personali, “inviolabili”, indiscutibili in un mondo di veri uomini e soprattutto con uno specialista poco conosciuto come l’andrologo.

Come si fa la diagnosi?

Importante per una corretta valutazione della situazione clinica è il dosaggio della concentrazione di alcuni ormoni come il testosterone sia nella sua forma libera che totale. I sintomi ed i disturbi spesso non sono sempre facili da capire.
Una caduta del desiderio sessuale, la presenza di disturbi dell’erezione, una facile “stanchezza”, disturbi del sonno possono essere presenti infatti a qualunque età.

Quale è la strategia terapeutica corretta?

Quando si lamentano questo tipo di problematiche in prima istanza è bene rimuovere e correggere tutti i fattori di rischio cardiovascolare, modificare lo stile di vita, l’alimentazione , il controllo del peso e dei valori pressoriridurre gli zuccheri e i grassi nel sangue, diminuire drasticamente l’assunzione di alcool e dire stop al fumo di sigaretta.

Negli ultimi anni i benefici effetti segnalati dall’uso degli androgeni, quando si è in presenza di disturbi e sintomi legati ad una reale carenza di testosterone, hanno confermato come l’uso dei vari preparati ,oggi in commercio, possono avere una indicazione capace di correggere anche i problemi lamentati da un uomo in questo particolare periodo della sua vita. Questi farmaci devono sempre comunque essere somministrati sotto stretto controllo andrologico.

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Dobbiamo sempre ricordare che la sessualità è una componente importante della vita di un uomo non solo nell’età giovanile ed adulta , ma anche nella terza età . Bisogna quindi rimuovere, quando è possibile, tutti quegli ostacoli fisici od emozionali che possono impedire di esprimere la propria vita sessuale anche quando non si è più giovani.

Infine dobbiamo ricordare che tutta questa attenzione alle problematiche sessuali di un uomo in questa fase della sua vita deve sempre essere condotta dando un’estrema attenzione alla prevenzione e alla diagnosi anche delle patologie prostatiche e delle vie urinarie.

In questa fase della vita di un uomo è sempre utile consultare un esperto andrologo od un urologo e , se mai fatto, questi disturbi sessuali e generali possono diventare una buona occasione per fare il punto sulla propria situazione andro-urologica e dunque fare alcune valutazioni ematochimiche importanti, come ad esempio il PSA ed il testosterone totale ed eventualmente anche la sua frazione libera.

Quando la prostata aumenta di volume: l’ipertrofia prostatica benigna

L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia dovuta all’aumento di volume della ghiandola prostatica che “allargandosi” comprime l’uretra, cioè il canalino da dove esce l’urina, e questo può comportare un flusso di urina all’esterno disturbato e ridotto.

L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia dovuta all’aumento di volume della ghiandola prostatica che “allargandosi” comprime l’uretra , cioè il canalino da dove esce l’urina, e questo può comportare un flusso di urina all’esterno disturbato e ridotto .

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La causa principale di una ipertrofia prostatica benigna si può considerare l’età, infatti con l’avanzare degli anni la ghiandola aumenta di volume (anche fino a 2-3 volte). Si sa che la causa precisa di questo “problema urologico”, molto diffuso negli uomini dopo la mezza età, non è ancora ben conosciuta, ma questo aumento è probabilmente legato alle variazioni dell’assetto ormonale che avviene con l’andropausa  con la conseguente riduzione del testosterone ed il rialzo del tasso di estrogeni in circolo e questo sbilanciamento scatena l’aumento della componente  fibro-muscolare della prostata. Altre cause sono state ricercate in particolari stili di vita, generalmente chi vive in ambienti “rurali” sembrano essere i più “protetti”, elementi di famigliarità.

Il primo sintomo di una ipertrofia prostatica è la difficoltà ad urinare o la sensazione di non aver svuotato per bene la vescica. L’incompleto svuotamento della vescica porta il bisogno di urinare più spesso del normale (pollachiuria) e specie durante la notte (nicturia). Possono comparire anche gocciolamento di urina quando si è finito di mingere (gli anglofili lo chiamano terminal dribbling) e il bisogno urgente di urinare con dolore e bruciori (disuria), a volte con piccole perdite involontarie di urina (incontinenza). Se questa situazione clinica viene trascurata si può determinare una ritenzione cronica dell’urina con secondarie infezioni e calcolosi della vie urinarie.

Come valutare la situazione, cioè fare la diagnosi

Il primo passo per arrivare alla diagnosi e verificare la presenza di un’ipertrofia prostatica benigna è la visita urologica che prevede anche l’esplorazione rettale. Già da questi primi passi si può vedere se la ghiandola è “ingrandita”.

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Altri esami utili alla diagnosi sono poi gli esami ematochimici per valutare la funzionalità renale ma soprattutto il dosaggio del PSA (acronimo inglese per antigene prostatico specifico) che appare generalmente aumentato nei soggetti con ipertrofia prostatica  benigna. Altra indagine importante è l’esame delle urine con eventuale urinocoltura(per accertare la possibile presenza di una infezione delle vie urinarie). Subito a ruota possono essere indicate anche un’ecografia prostatica , vescicale e renale ed infine anche la valutazione diretta del getto urinario tramite un esame semplice e non invasivo che è l’uroflussogramma registrato o uroflussometria.

Cosa fare, cioè quali terapie ci sono.

In presenza di un’ipertrofia benigna della prostata vengono indicate diverse terapie che possono comprendere i farmaci come la Finasteride o la Dutasteride che contrastano gli effetti negativi degli androgeni (gli ormoni maschili) sulla prostata.

Altra classe di farmaci usati sono gli alfa-litici (come l’Alfuzosina, la Terazosina e Tamsulosina) in grado di rilassare soprattutto i muscoli del collo vescicale e della vescica, migliorando così il passaggio dell’urina attraverso l’uretra.

Se l’ipertrofia determina una sintomatologia fastidiosa , continua e le terapie farmacologiche non portano ad un miglioramento significativo della situazione clinica determinatasi, può essere indicato allora  il trattamento chirurgico, attualmente  eseguito  per via endoscopica. Oggi si utilizza, quando possibile, una tecnica che prevede l’introduzione di un piccolo cistoscopio contenente una fibra laser a luce verde che sotto visione endoscopica è in grado di vaporizzare il tessuto prostatico trasformandolo in tante “bollicine”.

I vantaggi  si possono così sinteticamente riassumere: uso di strumenti piccoli, quasi assenza di sanguinamento durante e dopo la procedura endoscopica, rimozione precoce del catetere vescicale.

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Le terapie alternative , sempre da usare nelle fasi iniziali dell’ipertrofia, sono ad esempio i fitofarmaci come la  serenoa repens, prodotto estratto dal frutto di una palma americana , il pigeum africanum, estratto dalla corteccia di un albero che proviene dall’Africa, oppure i prodotti estratti dall’ortica,  il licopene, fattore antiossidante estratto dal pomodoro ed infine i semi di zucca perché ricchi di zinco, un elemento importante per la “salute” della prostata.

Infine ricordarsi sempre che, in presenza di una ipertrofia prostatica,  può essere utile seguire alcune indicazioni dietetiche specifiche che solo l’urologo può consigliare in modo preciso e mirato oltre a altre misure più generiche come ad esempio evitare alcolfumo di sigaretta e caffeina; tutte queste “sostanze” contribuiscono a scatenare importanti disturbi del normale svuotamento vescicale.